fonti:

Ministero, G.U., Siti associativi , Mieli D'Italia

 

L'intento di questo articolo è di elencare per temi quanto possibile sul quadro normativo vigente.

Citando il sito mieli D'Italia,

L'ULTIMA DIRETTIVA COMUNITARIA SULLA DEFINIZIONE DEL PRODOTTO MIELE

La direttiva CE n°2001/110 del 20 dicembre 2001 concernente la "nuova" definizione comunitaria del prodotto miele. La direttiva che, ricordiamo, deve essere recepita a livello nazionale entro il 1 agosto del 2003, ha apportato alcune significative modifiche al precedente regolamento introducendo l'obbligo di:

  • indicare sull'etichetta il paese o i paesi di origine in cui il miele è stato raccolto, nel caso di miscele di mieli provenienti da paesi diversi l'indicazione può essere sostituita da:
    • miscela di mieli originari della CE ",
    • miscela di mieli non originari della CE ",
    • miscela di mieli originari e non originari della CE ".
  • oltre all'origine floreale e botanica, le denominazioni del prodotto possono fare riferimento a criteri di qualità specifici.
  • vengono precisate e corrette alcune caratteristiche di composizione di alcuni mieli, o di indici generali (ad es. il tenore di acqua in genere non può essere più del 20% - prima 21% e la determinazione delle ceneri è sostituita con un indice che non dovrebbe più penalizzare le naturali caratteristiche di mieli quali il castagno e le melate).
  • è specificata la definizione di miele industriale, quale prodotto adatto all'uso industriale o come ingrediente in altri prodotti alimentari destinati ad essere successivamente lavorati e che può:
  • avere un gusto o un odore anomali,
  • avere iniziato un processo di fermentazione, o essere effervescente,
  • essere stato surriscaldato.
  • nella denominazione di vendita del miele per uso industriale deve essere riportato, in prossimità del nome del prodotto, la dicitura "unicamente per uso culinario".
  • nella distinzione di metodi di produzione e/o estrazione viene introdotto la varietà "miele filtrato", cioè miele al quale il processo di eliminazione di sostanze organiche o inorganiche estranee determina un'eliminazione significativa di pollini, affermando quindi un pericoloso concetto di miele impoverito e privato di quelle sostanze che possono essere utili determinarne la provenienza. Questo aspetto profondamente negativo della direttiva, è parzialmente mitigato con l'obbligo di indicare la dicitura completa "miele filtrato" nella documentazione e nelle denominazioni di vendita del prodotto.

La direttiva sul miele è uno dei pochi casi in cui l'Italia ha saputo battersi, in ambito comunitario, per ribaltare radicalmente la bozza proposta dalla Direzione Generale dell'industria e commercio della Comunità Europea, ispirata, trasparentemente, dagli interessi degli importatori di miele. Invece di accorgersi a cose fatte della nuova normativa comunitaria e piangere, poi, lacrime di coccodrillo (come nel caso della cioccolata), vi è stata la capacità d'attivare un vasto movimento che ha unito forze e motivazioni diverse ottenendo, in primo luogo, il riconoscimento della natura agricola del miele. Gli apicoltori ed il "Sistema Qualità Italia" sono riusciti, quindi, ad ottenere una buona norma di base sul miele che apre varie possibilità d'essere gestita. L'obbligatorietà di riportare in etichetta l'origine del prodotto quando questo proviene da un solo paese, pone le basi per una corretta e più completa informazione al consumatore e per una migliore tracciabilità dei processi di produzione del miele. Al contrario, la definizione di "miscela" consente ai produttori di mieli di qualità di effettuare una comunicazione comparativa per il prodotto non sottoposto a lavorazioni di sorta. Resta aperta la battaglia per ottenere la definizione codificata e condivisa dei monoflora e la determinazione dei criteri distintivi per il miele di qualità superiore.


ADEMPIMENTI RELATIVI A TUTTI GLI APICOLTORI: AMATORIALI E PRODUTTORI APISTICI


In generale chiunque e a qualsiasi titolo svolga l'attività apistica è tenuto a:

 

CENNI STORICI E QUADRO NORMATIVO

Nel diritto italiano i regii decreti R. D. n. 2079 del 23 ottobre 1925 e n. 614 del 17 marzo 1927 enunciano le norme atte ad assicurare un'efficace profilassi sanitaria essendo le api soggette a malattie estremamente contagiose. In caso di fuga dello sciame, il proprietario di api ha diritto a inseguirle sul fondo altrui, purché paghi i danni arrecati; se però non le insegue entro due giorni dalla loro fuga, le api diventano proprietà del padrone del fondo in cui si trovano (Codice Civile, art. 924).
Dopo le norme generali nel settore agrario definite congiuntamente da FAO/OMS negli anni 60, l'Italia ha normato il settore apistico attraverso una serie di leggi volte alla definizione del miele, alla produzione ed alla vendita. Il miele è una delle sostanze per cui si è ritenuta indispensabile una specifica normativa ed è regolamentato dalla legge n°753 del 12 ottobre del 1982 (e successive modifiche), che disciplina la produzione, il confezionamento e l'etichettatura del prodotto,i trattamenti sanitari, gli adempimenti fiscali. 

QUADRO NORMATIVO INTERNAZIONALE

I criteri di composizione e qualità del miele sono definiti a livello internazionale dallo Standard internazionale del Codex Alimentarius (Codex Standard 12 /01) e a livello comunitario dalla Direttiva Europea 2001/110/CE, recepita in Italia con il D.L. 21 maggio 2004 n. 179 (G.U. n. 168 del 20/07/2004).

Il Regolamento (CE) N. 1234/2007
Il settore dell’apicoltura è confluito nel regolamento (CE) n. 1234/2007 del Consiglio, recante organizzazione comune dei mercati agricoli e disposizioni specifiche per taluni prodotti agricoli (regolamento unico OCM). Il citato regolamento, nel quadro della semplificazione del contesto normativo della PAC, ha abrogato il regolamento (CE) n. 797/2004 del Consiglio, relativo alle azioni dirette a migliorare le condizioni della produzione e della commercializzazione dei prodotti dell’apicoltura.

Il Regolamento(CE) n. 422/2005
La Commissione CE con il regolamento n. 422/05 ha stabilito le modalità di applicazione del regolamento CE n. 2826/00 sulle azioni di informazione e di promozione dei prodotti agricoli sul mercato interno. In articolare è stato definito l’elenco dei prodotti agricoli nonché le linee direttrici per la promozione sul mercato interno del miele.

L'AGRICOLTURA BIOLOGICA

Per regolamentare le produzioni animali provenienti da allevamenti biologici, la Comunità Europea ha emanato nell’agosto 1999 il regolamento 1804/99/CE sulla zootecnia biologica. Con Decreto 29 marzo 2001, che modifica il precedente decreto ministeriale del 4 agosto 2000, il Ministero delle Politiche agricole e forestali ha dato attuazione al citato regolamento e ha fornito le linee guida sulla tracciabilità e rintracciabilità dei prodotti animali biologici, nonché modelli adeguati per la rappresentazione delle attività degli operatori, al fine di rendere trasparente il processo produttivo e di consentire agli organismi di controllo di effettuare gli opportuni riscontri per il rilascio di attestazioni d’idoneità sul prodotto da inviare al mercato.

Il Reg. CE n. 889/2008
La Commissione delle Comunità Europee ha approvato il 5 settembre 2008, il Regolamento (CE) N. 889/2008 recante “Modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio relativo alla produzione biologica e all'etichettatura dei prodotti biologici, per quanto riguarda la produzione biologica, l'etichettatura e i controlli”.
Il provvedimento è applicato dal 1 gennaio 2009. Il Regolamento CE n. 889/2008 introduce importanti novità in merito alla conduzione dell’apicoltura con il metodo biologico. In particolare questo nuovo Regolamento prevede che l’ubicazione degli apiari deve essere tale che, nel raggio di 3 Km in cui si trovano, le fonti di nettare e polline siano costituite essenzialmente da coltivazioni ottenute con il metodo di produzione biologico e/o da flora spontanea e/o coltivazioni sottoposte a cure colturali di basso impatto ambientale.
I meccanismi di tutela del consumatore sono analoghi a quelli previsti dagli altri regolamenti europei: la garanzia del rispetto delle regole è attuata attraverso il sistema dell’organismo certificatore operante secondo le norme EN 45000 (UNI CEI EN 45011), e il consumatore può riconoscere il prodotto “da agricoltura biologica” attraverso il logo comunitario.

LA LEGGE QUADRO NAZIONALE : le api hanno utilità sociale

A livello nazionale il settore è regolamentato dalla legge n. 313/2004 “Disciplina dell’apicoltura”. La norma riconosce l’apicoltura come attività di interesse nazionale utile per la conservazione dell’ambiente naturale, dell’ecosistema e dell’agricoltura in generale in quanto finalizzata a garantire l’impollinazione naturale e la biodiversità di specie apistiche, con particolare riferimento alla salvaguardia della razza di ape italiana (Apis mellifera ligustica Spinola) e delle popolazioni di api autoctone tipiche o delle zone di confine.
La nuova normativa all’articolo 2 assimila la conduzione zootecnica delle api alle attività agricole di cui all’articolo 2135 del codice civile e stabilisce che sono considerati prodotti agricoli tutti i prodotti dell’apicoltura.
Ma ancor più rilevante è l'art.9 che sancisce definitivamente l'utilità sociale dell'ape: Riconoscimento del servizio di impollinazione.

Il quadro normativo vigente ha come ulteriore elemento il Regolamento CE1234/2007 (ex 797/2004) ultima modifica con Reg. CE 1140/09: "Disposizioni speciali relative al settore dell'apicoltura", e dal 2007 ad oggi sono stati erogati fondi internazionali (poi assimilati dalle regioni) per sostenere l'apicoltura.

Il documento, recepito dalle regioni e talvolta ampliato, ha denunciato alcuni elementi chiave:

  • Nel 2010 circa 13,5 milioni di alveari, condotti da circa 600.000 apicoltori, poi diventati 75.000 con 1.110.488 alveari nel 2012
  • circa il 3% gli apicoltori professionisti, ai quali si può attribuire il 35% (rilevante polverizzazione aziendale)
  • La produzione comunitaria di miele è nettamente insufficiente rispetto al fabbisogno interno. Il grado di auto approvvigionamento è attualmente intorno al 50% circa del totale degli alveari allevati.
  • Manca una stima degli apicoltori amatori non associati, i quali costituiscono la differenza numerica di cui al primo punto (più i non censiti attuali)
  • Gli apicoltori amatoriali hanno in gran parte perso le loro api a causa della non informazione tecnica legata ai metodi di lotta alla varroa, mancanza di supporto diretto, mancanza di strumentazione adeguata, scarso utilizzo di laboratori di analisi.
  • In Italia La produzione nazionale di miele per il 2011 si attesta intorno alle 25 mila tonnellate
  • il valore monetario stimato per impollinazione delle specie spontanee a fini di tutela ambientale è di 2,6-3,6 miliardi di Euro/anno
  • la mancanza di un’anagrafe apistica nazionale
  • i consumi pro capite si attestano sui 0,4 Kg/persona per anno, molto al di sotto della media europea

I fondi, tutt'ora estesi per il triennio 2013-2016, hanno come obiettivo :
a) assistenza tecnica agli apicoltori al fine di migliorare le condizioni di produzione e di commercializzazione dei prodotti dell’apicoltura;
b) lotta alla varroasi e malattie connesse, nonché miglioramento delle condizioni di trattamento degli alveari;
c) razionalizzazione della transumanza;
d) analisi del miele.
e) Misure di sostegno per il ripopolamento del patrimonio apistico.

Le misure adottate e i fondi consentono, ad oggi, di fornire istruzione di base ad amatori, fornire attrezzature moderne ad allevatori professionisti, consentire maggior accesso a strumenti di analisi e controllo sanitario/veterinario.
Tuttavia dal 2012 ad oggi i documenti pubblicati dalle regioni per il programma di stanziamento triennale denunciano una riduzione progressiva del numero di allevatori, e la moria di api conferma l'urgenza e la necessità di adottare misure speciali.

DI RECENTE

Mai più Alveari clandestini, senza identità, residenza e titolo di proprietà.

L’Apicoltura, il più complicato allevamento zootecnico che le Istituzioni siano mai state chiamate a normare - visto che un alveare è come una stalla in movimento - avrà finalmente la sua Anagrafe. Il 22 aprile 2010 è stato approvato il Decreto 4 dicembre 2009 del Ministero della Salute, recante “Disposizioni per l’Anagrafe Apistica Nazionale”, istituita di concerto con il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Numerose e importanti le novità che vengono introdotte da questo attesissimo provvedimento: il proprietario dell’allevamento apistico sarà identificato dal Codice Fiscale associato al Codice Identificativo; l’ Anagrafe Apistica Nazionale identificherà Apicoltori e Apiari esistenti su tutto il territorio italiano; le Associazioni degli Apicoltori sono incluse tra i responsabili del Sistema di Anagrafe Apistica; ad ogni Apiario dovrà essere associato un Cartello Identificativo.
L’istituzione dell’ Anagrafe Apistica Nazionale, secondo la FAI – Federazione Apicoltori Italiani , costituisce un passaggio di storica valenza per la messa a regime di una politica sanitaria dell’allevamento zootecnico apistico. Esso rappresenta altresì un importante riconoscimento del ruolo delle Associazioni Apistiche, cui la legge n. 313/2004 per la Disciplina dell’Apicoltura, ha delegato la possibilità di intermediare i rapporti tra Sanità Pubblica Veterinaria e Apicoltori Associati. Sta ora a ciascun detentore e conduttore di api, ciascuna Associazione di Apicoltori, far sì che questo strumento renda a tutta la società i preziosi servizi per i quali è stato attivato: garantire la salute delle api e quella dei consumatori, monitorare e contrastare la diffusione delle patologie apistiche, aggiornare i dati sul patrimonio apistico nazionale, monitorare i flussi di delle risorse pubbliche, comunitarie, nazionali e regionali, assegnate al comparto apistico.