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L'apicoltura:


L'apicoltura nelle cascine era pratica attiva da molti secoli, numerose le testimonianze anche richiamate all'attenzione dalle giunte comunali recenti in alcuni Comuni del perimetro.

Il C.A.P.T. ha avviato da tempo un progetto con il Parco per la conduzione sperimentale di alveari.

Fino a pochi anni fa numerosi apicoltori avevano le loro arnie all'interno del Parco. Poi, con le ultime attuazioni del piano dell'ente parco, sono stati spostati all'esterno del perimetro delle mura di cinta.

Tuttavia l'ente ha aperto dei rapporti con associazioni private (vedasi la recente presso la Cascina Grangetta, appena rimessa a nuovo) per la gestione delle Cascine anche e sopratutto valorizzando il settore agricolo ed apistico.

Per dirla in un altro modo, gli ultimi 20 anni di gestione sono stati poco generosi con la tutela del Parco al punto che hanno bloccato alcune vie interne per ragioni di sicurezza. Non facendo manutenzione cadevano rami dagli alberi, con il rischio di causare danni ai turisti (fatti poi accaduti!).

Il punto è che nel corso dei secoli e finchè la gestione era sotto i Medici del Vascello, esistevano determinate abitudini e buone pratiche anche e SOLO giustificate dal fatto che le famiglie li ci dovevano campare. Il rispetto e la cura erano dovute, ma anche nel ciascun interesse!

Dopo aver sfrattato uno ad uno tutti gli abitanti, il Parco ha perso i suoi migliori custodi. E senza soldi e senza buona volontà (che vuol anche dire fare manutenzione gratuita!) ovvio che cadono i rami.

Dunque ben vengano i progetti di ripristino di attività agricole e simili. Che almeno consentano ad alcuni di effettuare un uso ponderato ma vigile di un territorio così a lungo trascurato.

Il Parco

Richiamando i dati essenziali del aprco dal sito principale Parks.it

Istituito come “area protetta” regionale nel 1978, La Mandria ha un nucleo centrale circondato da circa 30 km di muro di cinta e vanta un considerevole patrimonio storico-architettonico costituito da oltre 20 edifici tutelati tra cui il complesso del Borgo Castello, numerose cascine, i resti di un ricetto medievale e due reposoir di caccia. Il Parco La Mandria rientra tra i siti dichiarati dall’Unesco “Patrimonio dell’Umanità”. Inoltre passeggiando lungo le rotte ed i sentieri del Parco ci troviamo all’interno di uno dei più importanti siti di Rete Natura 2000: la rete di parchi e delle aree protette creata dall’Unione Europea per coordinare e collegare tra loro i diversi ambiti di tutela presenti in Europa per migliorare l’azione di salvaguardia delle risorse naturali.

Il territorio de La Mandria rappresenta uno degli ultimi esempi di foresta planiziale che molte migliaia di anni fa ricopriva tutta la Pianura Padana. L'albero dominante era la farnia, un tipo di quercia oggi raro in Italia, ed associati ad essa erano il carpino bianco, il frassino, il tiglio, l'olmo, la rovere, che ancora oggi si trovano nel Parco.

Il Parco Regionale La Mandria, è un vasto territorio destinato a partire dal XVI secolo come riserva di caccia della corte sabauda e luogo attrezzato per il soggiorno del re e della sua corte. Proprio per ragioni "venatorie" sorse, alla metà del XVII secolo, per interessamento di Carlo Emanuele II e per opera del Castellamonte, un sontuoso Palazzo di Piacere che sarebbe poi divenuto il complesso del Castello della Venaria. Sotto il regno di Vittorio Amedeo II fu creato un allevamento di cavalli per le scuderie reali (da cui il nome "La Mandria"), mentre ad opera di Vittorio Emanuele II, che ne fece sua tenuta di caccia privata, furono costruiti ed ampliati vari edifici (Il Borgo Castello, La Bizzarria, Le Cascine), ora di interesse storico ed architettonico.

I grandi allevamenti, dapprima equini, da cui derivò il nome stesso di Mandria, e successivamente di selvatici e di bovini, hanno caratterizzato la storia della Mandria fin dalle origini e si sono protratti per tutto il Novecento passando attraverso le vicende di casa Savoia e le trasformazioni agricole attuate dai marchesi Medici del Vascello nel ventennio fascista.

Con l'istituzione del Parco regionale La Mandria sono state avviate profonde trasformazioni nell'uso del territorio dettate dalla volontà di salvaguardare ciò che rimaneva dell'antica foresta planiziale a querce e carpini, la cui sopravvivenza era minacciata dalle bonifiche e dal carico di ungulati, soprattutto cervidi e bovidi. Vietata l'attività venatoria, dismessi progressivamente gli allevamenti bovini e di fauna selvatica, sottoposti a piani di contenimento cervi e cinghiali, oggi il Parco mantiene, a testimonianza delle proprie origini e a beneficio dei visitatori che possono usufruire di passeggiate a cavallo e visite in carrozza, un piccolo nucleo di capi equini da sella e da tiro allevati presso la cascina Vittoria. Negli ultimi anni ha preso avvio il progetto "Nuovi Pascoli" il cui obiettivo è la tutela e valorizzazione delle razze equine italiane in via d'estinzione aventi caratteristiche di buona rusticità che ben si adattano all'allevamento semi brado che può essere proficuamente attuato nel Parco: agli animali vengono riservati ampi spazi recintati in cui sono liberi di muoversi e di seguire i propri ritmi biologici secondo natura, riacquistando così i comportamenti tipici della specie.
Sono due per ora le razze equine in via d'estinzione ospitate alla Mandria: