Da Agosto 2017 Biodiversità è un marchio registrato. E' registrato da una azienda che produce fertilizzanti. Anche chimici. Ce lo dice il registro dei marchi U.S.A. Cosa è capitato?

Dal 1992, anno della Convenzione sulla biordiversità (CBD) si è fatta molta strada. La CBD è un trattato internazionale giuridicamente vincolante con tre principali obiettivi: conservazione della biodiversità, uso sostenibile della biodiversità, giusta ed equa ripartizione dei benefici derivanti dall'utilizzo delle risorse genetiche.
Il suo obiettivo generale attraverso il COP, conferenza delle Parti, è quello di incoraggiare azioni che porteranno ad un futuro sostenibile.
La Convenzione copre la biodiversità a tutti i livelli: ecosistemi, specie e risorse genetiche, ed anche le biotecnologie, attraverso il Protocollo di Cartagena sulla Biosicurezza. In realtà, copre tutti i possibili domini che sono direttamente o indirettamente legati alla biodiversità e al suo ruolo nello sviluppo, che va dalla scienza, alla politica e all’educazione fino all'agricoltura, al commercio, alla cultura.

Ma è consultando il Trademark Electronic Search System (TESS), database pubblico dei marchi degli Stati Uniti d'America che scopriamo l'esistenza del mrchio 87289409, BIODIVERSITY.

Appartiene alla Biodiversity Products, Inc. CORPORATION CALIFORNIA che sta a 808 S. Auburn Street Grass Valley in CALIFORNIA.

Il marchio tratta la vendita e protezione dei seguenti :


Goods and Services
IC 001. US 001 005 006 010 026 046. G & S: Chemical fertilizers; Compost; Fertilizers; Fertilizers and manures; Fertilizers for agricultural use; Fertilizers for domestic use; Mixed fertilizers; Natural fertilizers; Non-chemical bio-fertilizers; soil amendments and soil blends for agricultural crop growth; bio-remediation products, namely, bacteria for use in waste treatment plants, food processing plants, paper processing plants, to capture odors and neutralize toxic substances, rendering them benign to the environment that create a carbon positive result. FIRST USE: 20081231. FIRST USE IN COMMERCE: 20081231

TESS - Biodiversity

Ma scopriamo che 7 anni prima la stessa azienda aveva già registrato un marchio Biodiversity ovvero il 77709971 registrato nel 2010.

Qui la protezione era ridotta.. infatti come si può notare manca tutta l'evoluzione tecnologica più recente.


Goods and Services
(ABANDONED) IC 001. US 001 005 006 010 026 046. G & S: Chemical fertilizers; Compost; Fertilizers; Fertilizers and manures; Fertilizers for agricultural use; Fertilizers for domestic use; Mixed fertilizers; Natural fertilizers; Non-chemical bio-fertilizers

Per avere una chiara idea di cosa sono i fertilizzanti chimici, i coadiuvanti, i correttori del suolo, i nutrimenti troviamo una lista davvero completa in un progetto dell'Università del Maryland con questa Guideline :

https://extension.umd.edu//sites/extension.umd.edu/files/_images/programs/hgic/Publications/HG42_Soil_Amendments_and_Fertilizers.pdf

Tra i rimedi naturali erbicidi e fertilizzanti rientrano composti di sangue, sfarinati di animali e pesci ma anche composti dai nomi più esotici come Milorganite, Miracid, Miracle-Gro, Osmocote, Stop Rot, Manure, Humates, Boron... etc che rientrano nella categoria dei micronutrienti o miscele di organico e minerali.

A seguire stabilizatori del suolo come prodotti a base di fungo, humus, calcio, composti organici da escrementi di cavallo o altri animali (guano compreso), sfagno, trinciati di vari tipi di essenze di legno e infine sabbia

Poi c'è la categoria degli stimolanti della crescita (micorrize, bioattivatori etc).

I correttori di acidità (Limo in varie declinazioni, ammonio solfato etc).

La guida termina con 10 consigli sul come preservare il suolo dall'impoverimento.

decalogo

La mia sensibilità ambientale mi suggerisce alcune riflessioni.

E' vero che ogni coltivazione necessita di supporti specifici in base al tipo di coltura e di terreno che la deve ospitare. Ci sono terreni adatti alla vigna ed altri ideali per fare asparagi. E' controproducente coltivare prodotti senza considerare le caratteristiche del suolo. E' altrettanto vero che ogni suolo perde quelle caratteristiche, se viene sfruttato.

La terra è come una miniera di risorse, che si trasferiscono nel cibo che viene coltivato. Usandole, l'uomo deve reintegrarle. E ogni tot anni deve sospendere lo sfruttamento di quella terra, che riposando recupera in parte le proprie potenziali capacità di nutrimento.

Ma la pianura ormai è stata lottizzata con soia, mais, uva, colza, orzo, grano e tanti altri prodotti massivi.

Questo ci porta a considerare il LANDGRABBING attraverso una luce diversa.

La follia dell'omologazione delle coltivazioni non è solo la soddisfazione del mercato in ragione di un facile (in apparenza) modello di economia familiare : una famiglia di contadini stabilisce di fare riso o mais o canapa ragionando sulla fatica che dovrà sostenere e in funzione dei guadagni da cui deriverà il proprio lavoro.

Non è solo la desertificazione del suolo e delle superfici coltivabili. E' un ossimoro. Un suolo coltivato non è deserto. Ma una vasta quantità di terre convertite in mono colture è appiattimento estetico, fisico, ambientale. Una terra che per secoli era libera o addomesticata con colture tipiche viene sostituita con semi facili (ibridati, ogm, conciati ) in questo modo cambia l'equilibrio di quell'ecosistema per sempre. Pensiamo alla conversione dell'Indonesia all'Olio di Palma. E al fatto che i contadini che ci vivono oggi devono avere uno reddito per sopravvivere, non potendo più sfamarsi con il cibo che è stato sostituito dall' olio di palma.

Non è solo la perdita della memoria del cibo locale, poichè la sostituzione di colture non autoctone o non tradizionali porta negli anni alla perdita di culture e costumi che erano fortemente identitari in quanto ai cibi e alle lavorazioni delle specie animali e vegetali che avevano una loro storia e che facevano da collante per le generazioni.

Non è solo la soddisfazione di aziende farmaceutiche e colossi della chimica nell'assogettamento di milioni di contadini con kit di prodotti per fare soldi facili. La scelta di convertire la terra ai pochi macro prodotti serve dapprima a loro per alimentare un principio di bisogno, di dipendenza, di fame di chimica perchè una volta iniziata una scelta produttiva è difficile tornare indietro. Le terre coltivate a mais chiedono almeno due anni per avvicinarsi ad uno stato naturale e per farlo costa. Ma serve poi ai pochi colossi mondiali del cibo che hanno bisogno di questi prodotti omologati per pagarli poco e produrre cibo standardizzato.

Un altro problema del Landgrabbing è la terra che resta dopo averla sfruttata.

Ogni azienda agricola applica quantità indescrivibili di materiale esterno a quella terra nel ciclo della propria vita lavorativa.

Parliamo di terre e di specie animali e vegetali. Parliamo di un sistema che ha avuto origine e si è sviluppato molto prima del'uomo e dunque dovrebbe essere forte, stabile. Lo sviluppo di un sistema nell'arco di milioni di anni non può che rafforzarlo. L'autoselezione dei protegonisti di un habitat implica processi millenari di correzione e ogni parte di esso ha una propria ragion d'essere. Eppure bastano pochi decenni per renderlo fragile.

Come può un sistema così maturo cedere facilmente alla mano del'uomo, al punto da chiedere al mondo di costituirsi per proteggerlo? Siamo nel 1992, un trattato sancisce l'urgenza di questa protezione.

Parliamo di BENESSERE ANIMALE e non affrontiamo il BENESSERE VEGETALE ?

Mi rendo conto che i contadini affrontano scelte quotidiane faticose. Ma scegliere modelli di economia basati sulla somminisrazione perpetua di prodotti estranei ad un sistema solo per fare tonnellate di mono coltura non giova a loro e non giova alla terra.

Giova alle aziende chimiche e farmaceutiche per la produzione di coadiuvanti e permette a loro di creare un meccanismo di assuefazione, di dipendenza costante per prodotti senza i quali non possono generare profitti. E giova ai colossi del cibo mondiale, che devono riempire gli scaffali della grande distribuzione e che hanno bisogno di mais orzo soia per standardizzare il prodotto che dobbiamo mangiare.

Stiamo trattando la terra ne più ne meno di come lo potrebbe fare un body builder. Un apporto costante di vitamine, proteine, amminoacidi ramificati per non parlare di ormoni e dopanti.

Coadiuvanti chimici e organici persino naturali servono a raggiungere lo scopo cioè produrre cibo. Ma con le mono colture i semi sono certificati da poche aziende produttrici. Usando coadiuvanti altrettanto certificati ne deriva che la terra, oramai sfruttata, NON E' il valore aggiunto nemmeno nel gusto del cibo che ne deriva. Producendo CIBO STANDARDIZZATO sia in termini di gusto che nutraceutici mi chiedo COSA CI STIAMO MANGIANDO?

La sottomissione di terre a prodotti di vario genere per un uso intensivo deve far nascere nelle generazioni presenti e future pensieri più attenti alla protezione della biodiversità, che significa rispettare la naturale propensione di un habitat ad offrire nel proprio equilibrio maturato nel tempo la propria gamma di specie animali e vegetali, che non possono essere protetti se l'uomo decide di sfruttarla per farne mono coltura. La perdita di biodiversità è irreversibile. Ma è stimolata dalla precisione e dalla promessa che ogni coadiuvante è in grado di offrire al contadino.

Per ogni esigenza c'è un coadiuvante. La vera priorità è avere un raccolto, per vivere in una perenne spada di damocle cioè quella di negoziare tonnellate di cibo standardizzato, insapore e quasi incolore. Pensiamo all'Olanda e al pomodoro perfetto, non solo e sempre al mais.

the largest indoor farm, Holland

Il bilancio per me è negativo. Il 1992 ogni paese membro di questa Convenzione doveva attuare azioni di tutela per la biodiversità. Ma le terre coltivabili sono diminuite, altrettanto le specie animali e vegetali a vantaggio delle mono colture.

Sempre più prodotti sono disponibili per il contadino felice, sempre meno biodiversità per le generazioni che verranno. Ora che la BIODIVERSITA' è anche un marchio protetto mi chiedo, al di là di giocare con la mia naturale ribellione, se sia ancora possibile pronunciarla.

Ma al contrario con un bilancio così ha ancora senso usare la parola biodiversità?

Io la cancellerei del tutto. Tanti la usano senza conoscerne il valore. Tanti la richiamano per arricchire la propria tavola o un servizio giornalistico.

Inflazionata, privatizzata, spogliata di ogni significato la biodiversità è obsoleta, decisamente in linea con la tendenza di questo decennio nello svuotare e mercificare o sponsorizzare ogni contenuto che -almeno idealmente- era stato immaginato.