Capita a tutti prima o poi nel cammino della propria vita di non doversi più accontentare di nutrirsi senza aver placato non tanto la curiosità intellettuale ma persino la propria coscienza.
Il più delle volte è un sentimento che si estingue o si esaurisce anche in pochi mesi, e non si limita soltanto nella consultazione di canali digitali o leggendo quelle minuscole scritte sulle confezioni dei prodotti.
Diciamo la verità: è una fatica, e come tale produce un effetto contrario. Non penso che questa fatica sia fisica, fatta di operazioni manuali e complesse. Tutt'altro si tratta di pensare a cose semplici ma questo compito deve essere fatto molte volte e ci obbliga a misurarci con noi stessi e con il mondo in cui viviamo.
A nulla valgono le chiacchiere alla macchinetta del caffè in cui prevale sempre la saccenza urticante di chi ti vuole spiegare che le cose buone non esistono avvalendosi di concetti di quantità e qualità: quei biscotti sono industriali, come sono prodotti?
In che modo vengono rotte le uova e così via.
La prima responsabile attenzione sulla nostra alimentazione la riceviamo dai genitori, i quali se possono cercano di fornirsi da produttori locali. Ecco che i Gruppi di Acquisto Solidale e Collettivi aumentano sempre più per soddisfare questa necessita personale, poichè i grandi centri urbani non possono trasferire ai consumatori quelle garanzie e quelle informazioni che tanto ci si prefigge di guadagnare in autonomia.
Abbiamo la certezza di non avere questa forza, di non poter arrivare all'ultimo miglio di quel segreto organico sui cibi che compriamo, e pertanto dobbiamo fidarci.
E' la fiducia, che si consuma in una transazione, ad essere suffragata dalla fonte. Chi vende, che sia un produttore locale o una grande distribuzione, spende sempre di più per placare questa curiosità.
Tuttavia è raro che il cerchio si chiuda a nostro vantaggio. Il mondo della grande produzione si è consolidato attraverso una decina di multinazionali che detengono qualche centinaio di marchi ciascuna, marchi che diventano prodotti distribuiti su larga scala. Essi controllano gran parte del consumo mondiale.

Grafico OXAM
Hanno in comune un solo denominatore, ossia che nessuno di essi difende e tutela la biodiversità. Analogamente più restringiamo il perimetro della nostra geografia alimentare, più ci accorgiamo che li l'agricoltura è in sofferenza o diminuiscono le superfici coltivabili, o aumenta l'omologazione delle varietà destinate alla nostra alimentazione.
Parliamo del latte. In ogni punto del pianeta il latte è soltanto latte. Che sia di capra, mucca, più o meno filtrato o scremato non esiste nessuna ulteriore caratteristica distintiva.
Possiamo pensare che le mucche siano tutte uguali? E che lo siano persino i prati e l'acqua che esse bevono?
Eppure se comprassimo del vino lo declineremmo in almeno quattro classificazioni: il nome, l'origine, il produttore, l'anno e persino il grado di maturazione e così via.
Ecco svelato l'arcano della nostra pigra routine alimentare. Un prodotto tanto quotidiano come quello non è protetto da nessuna esigenza personale: che latte sto bevendo, da quale mucca, di quale erba si è nutrita?
Mettiamo da parte il fenomeno commerciale che colma questa grave mancanza e ci da una gamma di latti identici con migliaia di combinazioni sul loro contenuto in omega3 o sulla percentuale di assenza di lattosio.
Sono tutte versioni dello stesso prodotto, che varia dopo essere stato munto e non prima, perchè alla base manca la vera diversità che è possibile solo se le mucche mangiassero davvero e soltanto erba.
Ce lo dice Roberto Rubino, Presidente ANFoSC.
"Personalmente (in buona compagnia con molti ricercatori francesi ed americani) ho studiato per anni la qualità del latte e, dopo tante ricerche, ho capito e dimostrato che la qualità aromatica e nutrizionale del latte dipende essenzialmente da quanta erba mangia l'animale e da quante essenze sono contenute nella razione. Per semplificare al massimo, più erba ed erbe ingerisce l'animale, meno latte fa e più questo latte esprime al massimo le componenti aromatiche, polifenoli, terpeni, gli antiossidanti e la qualità dei grassi: rapporto saturi/insaturi, rapporto omega6/omega3.
Va da sè che il contrario avviene quando l'animale mangia molti concentrati e poca erba, quasi sempre una sola e, per questo, produce una montagna di latte.
Normalmente gli animali al pascolo, soprattutto quelli che non ricevono alcun tipo di mangime concentrato, producono in assoluto il miglior latte; quelli invece tenuti alla stalla, alimentati con unifeed, cioè una razione contenente una sola erba e concentrati con un rapporto 30/70, producono un latte che contiene al minimo i suddetti parametri.
Questi sistemi sono quelli che normalmente producono il latte che, per una legge voluta ed approvata ad hoc, è codificato come 'Alta qualità'."
Torniamo a noi. Siamo contenti di quello che mangiamo? Ci basta leggere l'etichetta di un cartone di latte? Quanta non biodiversità c'è in quello che beviamo?
Siamo a conoscenza che esistono latti prodotti in pianura in cui si certifica che l'alimentazione della mucca è naturale e rispetta la biodiversità, come per il Latte Nobile Italiano?
Il latte, così come il miele, sono i primi veri indicatori della salute del nostro pianeta. Mucche ed api di tutto il pianeta sono dei terribili ed instancabili lavoratori che però non possono scegliere.
Circondati in perimetri sempre più stretti da oceani di colture mono varietali, spesso geneticamente modificate, non hanno che da produrre con mediocrità o insufficienza. La catena alimentare viene assecondata, e chi ne fa le spese è la collettività.
Le api in una giornata compiono milioni di voli per pochi chili di miele selezionando ove possibile sempre la stessa fonte oppure, come avviene in citta, attingendo da tutte le fonti disponibili.
L'apicoltura urbana è l'ultimo avamposto per la battaglia contro l'umana insensibilità alla diminuzione della biodiversità del pianeta.
Grandi metropoli come Londra, Berlino, Parigi, New York, Tokyo sono oramai invase da apicoltori spontanei e famiglie di api che si impegnano per noi a monitorare la salute della città.
I dati che ci forniscono possono arrivare ad una precisione di un raggio di 500mt, arricchiscono di informazioni i cittadini, le amministrazioni, le università.
L'apicoltura urbana non è un complemento all'apicoltura tradizionale, nè vuole abbattere le barriere di sicurezza nei confronti dei cittadini che preferirebbero vedere le api ad una certa distanza.
Già nel 2014 a Terra Madre abbiamo potuto vedere ed assaggiare centinaia di mieli urbani da tutte le parti del mondo.
Città come Copenaghen hanno arnie nelle scuole e Londra, che nel 1999 ne aveva più di mille, deve fare i conti con una riqualificazione del verde urbano in funzione delle nostre simpatiche ospiti. (cit. Independent)


Non facciamoci stordire dalla facilità con cui possiamo accedere al cibo quotidiano. In esso c'è davvero una mappatura genetica della nostra terra.
Se volessimo paragonare la biodiversità ad un frammento del nostro DNA, potremmo accorgerci giorno dopo giorno che questo frammento si riduce sempre di più, il ritmo è nella scomparsa di almeno 50 specie viventi al giorno.
In questo senso, Terra Madre potrebbe apparire per tanti un'esposizione universale di prodotti ideali ed introvabili, una plastica raffigurazione di preziose reliquie belle da fotografare e tramandare ai nipoti.
Un'algida espressione di inutili manufatti, o perchè testimoni di nostalgiche generazioni di uomini giusti o perchè le regole del mercato rendono inadatti o inapplicabili i presupposti per tornare ancora a coltivarli.
Terra Madre non è una fiera, ma una rete. Un network in cui i nodi sono uomini di oggi.
I fili sono legami indissolubili fatti di scelte, di sacrifici, di disciplinari, di origine, di sapere. Non sono fatti di materia ma danno corpo e valore ai frutti dei loro sforzi.
Partecipare ad una manifestazione come questa è respirare quest'aria in cui tutti i presenti ed i delegati da ogni parte del pianeta condividono tutto questo.
Ed il fatto puramente occasionale e difficile di unirli in pochi chilometri quadrati per qualche giorno, permette a questa rete planetaria di raggomitolarsi, addensarsi, diventare una massa critica, un unico superorganismo come un alveare, fatto si di individui e di ruoli ma che esprime una forza ed un pensiero che sono la somma di ciascuno.
Un nucleo di lava incandescente, di vite così diverse e fuse in un ideale dirompente che attrare a sè la biodiversità del pianeta, che possa raccontare a tutti quanta fatica si compie ogni giorno per difenderla.
Ognuno di noi non può certamente acquisire tutto questo e farne tesoro in quel delicatissimo istante in cui deve compiere quella maledetta scelta di cosa mangiare. Ma è chiaro oramai che abbiamo un patrimonio, una ricchezza, che da un lato non è raggiungibile sugli scaffali e dall'altro chiama a gran voce la nostra collaborazione perchè continui ad esistere.
Sono i piccoli produttori, le famiglie, le comunità la vera ricchezza del nostro pianeta.
I custodi ed amatori della biodiversità. Persone che scelgono di riconvertire distese di mais in prati perenni anche in pianure come le nostre, e tornare così a produrre un latte vero, che nulla ha a che vedere con quelli di Alta Qualità.
Perchè non andare oltre? Abbiamo tanta benzina da buttare per andare in un ipermercato, perchè non spenderla per uscire dalla città alla ricerca di chi intorno ad essa ha deciso per sempre di voler bene alla terra?

Biodiversità è globale, perchè tutti noi viviamo le stesse paure di mangiare le cose sbagliate, senza sapere perchè. E' globale il rischio che corriamo, e che corre la Terra.
E' globale la possibilità che abbiamo di orientare le scelte politiche dei nostri paesi attraverso la spesa che facciamo ogni giorno.


Puoi scaricare il libro gratuito che spiega che cos'è il LATTE NOBILE qui : ebook