Modelli di Apicoltura urbana : PARTE 1

LA PREMESSA

Sono un bastian contrari. Uno che se tutti fanno viola io scelgo il piombo. Sono così dalla nascita..

Nella realtà delle cose (pessimo intercalare) l'unica opinione utile -visto che viviamo in un mondo che è il prodotto di una deriva individualistica- sembrerebbe sempre la propria. E' infatti per questo che far nascere mailing list di apicoltura urbana italiana è stato un fallimento. Perchè la sensazione di quella mailing fu che chi si oppose non lo fece per buone ragioni ma rafforzare la propria immagine. Pratica che si allena anche leggendo se stessi riflessi in un post di Facebook. Questo principio di autoaffermazione non credo nasca per cattiveria (gli uomoni sono malvagi, dissero) ma piuttosto perchè ancora una volta questo mondo -questo- non sostiene o non favorisce un azione solidale tra individui. Fino a pochi decenni fa favoriva solo azioni solidali tra individui di pari classe sociale, così come da secoli. Ora anche questo passaggio è stato polverizzato (E la contrattualistica del lavoro ha dato la mazzata finale). E dovendo realmente galleggiare ed armarsi ciascuno per sopravvivere, è dannatamente chiaro che non c'è spazio per fare alleanze, per capirsi davvero, se non per una ragione di opportunismo a tempo determinato. Da questo punto di vista siamo tutti in guerra. A lavoro, tra colleghi, tra collaboratori .. in fila alle poste.

Se è davvero così, è altrettanto dannatamente logico che -solo oggi- tutti noi ci stupiamo senza una legittima motivazione davanti al comportamento di una famiglia di api. Era così ai tempi di mio nonno? Non credo. Perchè dopo la guerra ci si dava davvero una mano senza tanti protocolli o dichiarazioni d'intenti. Se un superorganismo ape ci parla della sua vita sociale, lo fa dietro un telescopio ad un parsec di distanza dal nostro miope occhio urbano. Di tante generazioni, non c'è forse stagione in cui tra noi e loro ci sia tanto distacco e nonostante le informazioni tecniche e scientifiche che abbiamo su di noi e su di loro siano le più ricche, nessuno ha la voglia di voltarsi e correre indietro. Io lo faccio di natura.. forse ho un vantaggio competitivo .. o forse sono un ritardato.

In ogni caso di questi due mondi se guardiamo il nostro codice, il nostro software scritto in piccole catene ramificate di acidi nucleici, nessuno dei due (il nostro e quello delle api) è destinato a cambiare nel breve periodo. Le api saranno e faranno quel che fanno, e se saremo ancora stupidi a stupirci ancora fra mille anni da un lato potremmo anche ripartire da capo, come riverginati da secoli ed ere di barbarie sociali dominate dal progresso globalizzato. Oppure saremo incapaci di capire ed evolverci, destinati ciclicamente a ripartire da noi stessi senza un modello migliore da cui copiarne i valori.

I bambini sono la cartina al tornasole di ogni generazione. Sono pronti a cambiamenti anche dolorosi, come una separazione familiare. Sono pronti a cambiare moneta, identità ed a migrare attraversando nazioni sotto occhi pesanti di uomini armati che aspettano solo che escano dal loro paese il prima possibile. Loro amano questi momenti di pace e di studio con le api, e Davide Lobue del Parco del Nobile ha sempre saputo che non è solo la natura ed il naturalismo la chiave per vivere facendo un lavoro appagante.

Loro sanno che ci sono pericoli, che la pizza è più buona anche se la mensa è fresca, che prima o poi potranno bere alcolici e fumare. Eppure sanno a memoria qualunque cosa delle api. Lo vediamo qui nelle nostre scuole. Sanno perchè un miele è cristallizzato. Sanno distinguere le origini di un sapore amaro come quello di un miele di castagno. Se fossi Dean Koontz partirei da qui e direi la città è un pozzo nero che adsorbe tutti i suoi componenti. Nessuna reale miscela di regole, diritti, funzioni se non in apparenza ma piuttisto una separazione lenta di persone con ruoli simili, come per ioni e molecole l'adsorbimento è una mutua repellenza e non una commistione coatta. Le api in città sono una stella, un mondo progettato decine di migliaia di anni fa ancor prima dell'uomo, che proietta la sua luce sul fondale nero della città, come un occhio di bue meglio non saprebbe fare. Sappiamo tutti cosa c'è in quel mondo.

Pochi di noi scrivono di voler farla finita e dopo aver sostenuto con forza la nobile causa della crematistica decidono di condividere la loro nuova vita su una barca a vela: i nuovi eremiti sono dei fottutissimi benestanti o yippies del terzo millennio spesso senza una donna che fanno downshifting. Donne così non se ne vedono. Perchè? Perchè la donna ha una visione completamente diversa della vita, della creazione, dell'essere e non c'è spazio per scelte così antisociali come queste: vivere di rendita su una zattera di lusso non è come essere in un convento di clausura. La socialità nelle grandi aree metropolitane vive di contrasti. Se non fossi Dean Koontz vedrei una mano tesa in ogni angolo. E davvero c'è. Io stesso ho passato un anno con i barboni come obiettore di coscienza. Pardon, homeless. Vicino alla stazione

Ma questo non fa la differenza. Nel mio bilancio sociale vedo un segno meno, e solo tante api, miliardi di api, che con persone come Davide e Wanda Camusso possono entrare nella testa di altre persone con piccoli gesti.

Non si può parlare di apicoltura urbana come modello di Innovazione Sociale, o almeno non in questa fase. Ma per me quel modello è l'unica strada percorribile. Parlando con quel giovane apicoltore berlinese a Terra Madre che mi chiedeva che cavolo stessimo combinando a Torino, nel mio inglese 'spontaneo' gli dissi che rispetto a loro eravamo un gradino indietro.Che pur sapendo tutto e pur avendo dissezionato ogni millimetro dell'apicoltura -e di quella urbana- eravamo ancora indietro rispetto a loro. Ma gli dissi anche che il mio desiderio era di fare in una volta sola due gradini più in alto. Innovazione non è copiare gli altri o pareggiare i conti. E' rilanciare, prevedere, superare i modelli. Ecco perchè si può tanto dire di apicoltura urbana così come si può fare con l'idraulica o l'arte della ceramica. Ma qualunque cosa volessimo dire oggi delle nostre api civiche, non sarà se non una fotografia, una plastica rappresentazione del presente. Andiamo oltre, perchè domani questa città per quanto sia già difficile da vivere sarà diversa. Facciamo scelte in funzione del tempo che verrà. Questa per me è l'apicoltura urbana: Un foglio bianco.