Il mondo sta cambiando.. ed anche l'apicoltura.

La mia prima impressione si è rafforzata vedendo una certa vivacità nella quantità di libri in vendita ovunque.. pure su Amazon sul tema dell'Apicoltura Urbana, sin dal 2010. Ora i libri in vendita sono 16. E' pazzesco.

Puoi anche andare sul Wiki ed accedere alle grandi pubblicazioni come : For 1,000 London beekeepers in 1999, see Barnett, Laura (4 May 2006). "Why London's beekeepers are a growing band" .

Una comunità eterogenea e sparsa ha iniziayo a svolgere la pratica dell'apicoltura in tutte le grandi città del mondo. E dunque è normale pensare che sia difficile imbrigliare questa nuova pratica dentro rigide regole.

In più piovono libri sulle guide facili per fare apicoltura. Sul come farlo in casa. Sul come salvare il mondo.. o l'umanità facendo miele in città. Ora questo crea una certa confusione nei piani alti dei palazzi dei governi.. poichè è un fenomeno in crescita.. spontaneo.. spesso incontrollato.

Un esempio di provocazione, arte e coscienza cittadina anche verso temi soggiacenti di crisi e depauperamento del patrimonio di biodiversità (di cui le api sono vittime in primis) è il progetto molto articolato in Francia in cui artisti e apicoltori hanno bucato il muro immaginario che separa questa attività agricola con il cemento! Guardate cosa ha fatto OLIVIER DARNÉ con la BANQUE DU MIEL .

Dietro l'apicoltura urbana che cresce e cresce.. c'è altro. E ci fa pensare che non sia solo una moda o una novità ma molto di più:

scopriamo come e perchè con Antonio Barletta, ideatore del progetto Urbees ®

G: Antonio . Quando hai deciso di iniziare l’apicoltura urbana?


AB: Ho iniziato l'allevamento urbano delle api quando ho scoperto le api su tetti e balconi delle maggiori metropoli del mondo e soprattutto quando ho scoperto che in Italia nessuno la praticava. Diciamo pure che l'apicoltura urbana ha risposto esattamente al mio desiderio di avere le api vicine, poterle raggiungere con i mezzi pubblici senza dover per forza acquistare un mezzo di trasporto privato.

G: Quali sono i tuoi progetti e cosa immagini nel futuro dell’apicoltura urbana in Italia e nel mondo?


AB: Beh, l'ambizione è quella di far crescere sempre di più il movimento dell'apicoltura urbana, partendo dalla diffusione degli alveari a Torino e utilizzando le api non solo per la produzione del miele ma soprattutto per il ruolo di bioindicatori che le api ricoprono nei luoghi dove vengono installate. Non so come si evolverà l'apicoltura urbana in Italia, figuriamoci del mondo. Posso dire che l'apicoltura urbana è un movimento fluido, che cambia e si trasforma con le trasformazioni delle stesse città. L'apicoltura urbana è in pieno divenire...

G: Qual’è stata la prima colonia di api installata in città in Italia?


AB: Non saprei. Forse il primo apiario urbano, almeno per quel che so io, è stato l'apiario del professor Carlo Vidano installato in via Ormea a Torino. Erano gli anni ottanta e a Torino si istituì la prima cattedra di apicoltura della facoltà di agraria, di cui il Prof. Vidano era il titolare, accompagnata appunto da un apiario sperimentale posto su un balcone dove si riunivano le giovani leve del mondo dell'apicoltura italiana

G: Ci sono dei caratteri distintivi dell’apicoltura urbana in Italia? E se si.. in che modo oggi si manifestano?


AB: L'unico carattere distintivo è che in Italia l'apicoltura urbana deve ancora partire e ce ne vorranno di anni per allinearci alle grandi metropoli mondiali. Di fatto in Italia quando si parla di api in città c'è ancora tanta gente, apicoltori e no, che storcono il naso alla sola idea.

G: Cos’è l’apicoltura urbana rispetto a quella tradizionale?


AB: Non ci sono tante differenze. L'unica differenze è che l'apicoltura urbana parte da zero e può beneficiare degli errori e dei successi della stessa apicoltura razionale.



G: Esiste una rete nel mondo? Come vedi gli interessi e le manifestazioni come l’Honey Bar appena conclusosi da poco a Torino al Salone del gusto di SlowFood?


AB: Non esiste una vera e propria rete di apicoltori urbani nel mondo. Sicuramente tutti si incontrano nei social-network e lì si scambiano informazioni e fanno amicizia. Poi ci sono eventi singoli, come appunto l'Honey bar al Salone del Gusto, dove è possibile riunire tutti i prodotti derivanti da questa strana e nuova attività, che devo dire ha avuto un gran successo.

G: Può l’apicoltura urbana condizionare la salvaguardia del pianeta o la biodiversità?


AB: In un certo modo sì. E tutto parte dalla presa di coscienza dei cittadini sull'utilità delle nostre api sentinelle dell'ambiente. Forse sta nel cittadino, ovvero nel suo ruolo di consumatore, la possibilità di svoltare.

G: In sostanza le nostre api possono vivere bene e prosperare nel perimetro urbano?


AB: Le api non fanno distinzione tra città e campagna, se vivono e producono anche in città significa che non c'è nulla di strano nel fare apicoltura urbana, anzi è strano che non lo si è fatto fino adesso.

G: C’è un forte dubbio sulla qualità e commestibilità del miele fatto nelle città. Puoi darci un tuo riscontro in merito?


AB: Noi abbiamo analizzato il miele ed è risultato commestibile, sicuro e dal gusto originale. Lo smog urbano non inquina il miele, semmai sono i pesticidi a inficiarlo.



G: Molte comunità nel nord Europa condividono e promuovono il miele urbano. L’italia cosa sta facendo? Esiste un vademecum per il cittadino?


AB: L'Italia è agli inizi. E non esiste ancora un vademecum. Forse ce ne sarà uno quando la massa degli apicoltori urbani crescerà. Per questo bisogna promuovere sempre di più questa pratica.

G: Perché è diventata così virale l’apicoltura urbana? Può costituire un pericolo per la cittadinanza?


AB: L'apicoltura urbana è virale perché è nuova e ridà al cittadino il contatto con la natura, da lui tanto anelato. I pericoli ci sono come in qualsiasi attività. Per questo è richiesto un minimo di preparazione tecnica agli apicoltori urbani.

G: Antonio: Vuoi salutarci raccontando la tua esperienza più emozionante?


AB: Ce ne sono tante in elenco. Sicuramente la più emozionante è aver messo le api su un balcone in pieno centro a Torino e aver scoperto che il bonsai della vicina è riuscito a produrre una quindicine di mele grazie alla loro impollinazione. Insomma, le esperienze più belle riguardano le nuove amicizie che si vengono a creare con l'aiuto delle api. Le api creano relazioni e opportunità. Piccole ma belle soddisfazioni.

Antonio Barletta vive a Torino, in centro. Con le sue api. Collabora con varie associazioni e con la Pubblica Amministrazione.

Di recente ha iniziato un progetto con SlowFood Torino su vari livelli ed è stato possibile conoscerlo all'evento TerraMadreDay 2014 di cui vi proponiamo un pezzo del suo concept.

Oltre ad aver vinto dei premi come idea di startup è coinvolto in un progetto più ambizioso di pubblicazione di un libro e di un opera artistica di cui non vi svelerò ancora il nome, ma che vedrà come scenario finale l'Expo 2015.

La RAI ha pubblicato un articolo in merito. (leggi qui).