Fonti:

Programma MAB e riserve della biosfera : http://www.unesco.it/cni/index.php/scienze-naturali/biosfera

http://www.unesco.org/new/en/natural-sciences/environment/ecological-sciences/biosphere-reserves/europe-north-america/italy/

http://www.parchipocollina.to.it/page.php?id=82

Sono un tifoso non convenzionale. Di quelli che la domenica tra una puntura d’ape e l’altra leggono su un tablet cosa succede se un territorio che copre 85 comuni intorno a Torino dovesse diventare un patrimonio dell’umanità.

Ho iniziato a leggere gli sviluppi della candidatura del Parco fluviale del Po e delle Colline Torinesi per entrare nei siti protetti dell’UNESCO nel 2015 e già mi batteva il cuore. Mi sono posto molte domande. Mi chiedevo quanta natura e quanta pulizia fossero realmente presenti intorno alla mia città, al punto da meritarsi un premio. Ho sempre associato questi riconoscimenti alle Bandiere Blu che si danno alle spiagge ed ai mari del mondo. Che fosse insomma una presa d’atto non solo di una bellezza unica piuttosto una certificazione di una qualità inconfutabile. E se non hai tempo di uscire dalla città per apprezzare questi contorni la semplice vista del Po ai Murazzi raramente ci commuove non foss’altro perché vorremmo essere idealmente li a pulirlo con le nude mani.

Una delle parole che hanno riempito i microfoni di questa edizione di Terra Madre 2016, ancor prima che iniziasse, è la parola ‘Consapevolezza’. Ho cercato spesso di crearmi delle angolazioni diverse per non avere un solo punto di vista. E la somma delle accezioni che do alla consapevolezza è negativa.

E’ certamente uno stato d’animo importante. Che sia un nuovo gusto al palato o la vista di un paesaggio così perfetto, la consapevolezza è il passaggio illuminato di una presa di coscienza individuale che nasce appunto da una esperienza personale tattile, visiva, uditiva.. ma che forse solo gli artisti veri possono cristallizzare su una tela e permettere agli altri di ‘riceverla’.

 

Consumo consapevole, cibo consapevole, produzione consapevole, ci si riempie la bocca di consapevolezza come se fosse un obiettivo raggiunto. Siamo consapevoli? Abbiamo fatto bingo.

 

La cosa che più mi ha scioccato è stato leggere che per la candidatura di questo territorio sia stato prodotto un faldone di centinaia di pagine. Ho realizzato che c’era una volontà ostinatamente convinta a raggiungere questo risultato. Fatta di pagine, di numeri, di testimonianze, di storia, di rughe, di valori ma più di tutto di persone che non hanno abbandonato queste terre!

Il Parco fluviale del Po e delle Colline Torinesi è li da sempre, è amministrato da sempre, eppure 85 Comuni hanno scelto di dire che non basta. La consapevolezza è forse questo? Capire che c’è un tesoro da proteggere, constatare che è a rischio di estinzione e dunque iniziare un processo di conservazione ? Non esattamente.

La natura e i patrimoni artistici ed architettonici sono certamente dei beni collettivi da proteggere. Allora sorgono le domande: come si definisce il rischio? come si proteggono questi beni e chi lo deve fare?

SOGGETTI ED OGGETTI

Dal censimento alla coscienza parte un campanello d’allarme. Quello che sto vedendo ora, domani potrebbe non essere più. Per transizione, quello che ora sto vedendo è già molto meno di quello che era, a meno che qualcuno o qualcosa non avesse tentato di rimediare il danno o almeno di contenerlo. Rischio, pericolo, danno. Sembra un DVR della natura.

La consapevolezza è questo.  Capire che essere parte di un sistema così eterogeneo e fortemente antropizzato da una parte e selvaggio dall’altra,  equivale a ereditarne i benefici –o i danni- qualora una delle due parti non funzioni a dovere. Qualora una delle due parti sia in sofferenza.

 

Come cittadino, apicoltore e parte della rete Slow Food parto sempre prima dal Chi.

Chi lavora perché tutto questo si conservi? Ed il Come. Dobbiamo conservare o innovare? Abbiamo deciso di avere un ruolo attivo, ma come lo esercitiamo?

Se UNESCO ha accolto questi territori sotto la propria ala protettiva già solo saperlo mi riempie di gioia. E se è successo è perché già da molto tempo c’è chi lo sta proteggendo per noi. I cittadini silenziosi, i contadini, le amministrazioni sono i vigili ed i custodi sempiterni. Anche la natura ha bisogno dei suoi tempi, dei suoi cicli biologici. Anche la natura in quel posto li si cura e rinvigorisce, senza bisogno di mano umana. Ecosistema, Uomo, Contadino, Sindaco sono il Chi.

 

E’ un paradosso. Questa bellezza c’è, oggettivamente palpabile e non sarebbe così.. non ci sarebbe un riconoscimento così nobile se già questo tesoro non fosse ben custodito. Eppure non basta. Ci accorgiamo che le amministrazioni cambiano, perché cambiano gli obiettivi e le risorse a disposizione. Ci accorgiamo che non basta perché anche un territorio così piccolo può subire le conseguenze di un cambiamento climatico globale.

Le api non sono più le api di 30 anni fa. Fare apicoltura non è più un gioco spensierato come fu per Garibaldi in età di pensione. Quest’anno le api in Italia non hanno visto l’acacia, con le produzioni più basse degli ultimi 40 anni. I pesticidi hanno eliminato miliardi di piccoli insetti dalle campagne piemontesi, al punto che sono spariti quegli uccelli che solitamente vivevano nelle nostre campagne, loro predatori. Il clima cambia, le catene si spezzano.

La legge 24 dicembre 2004, n. 313, che ha riconosciuto l'apicoltura come attività di interesse nazionale, ci ricorda che anche qui si può svolgere un ruolo attivo di protezione.

Oggi, settembre 2016, i sindaci dei Comuni interessati al progetto insieme a Slow Food e con l’aiuto di IREN, SMAT e GTT si trovano a celebrare questa tappa importante. Ma il vero focus sarà convincere la rete sull’importanza di essere anche noi, uomini, parte attiva nel percorso di valorizzazione. Sperare che tutto si risolva con l’intervento  della natura, delle api e qualche giornata di divieto di circolazione dei veicoli è follia.

Ecco perché è nato il MAB ed ecco perché UNESCO sta sempre più accettando nelle candidature progetti in cui sono presenti elementi distintivi di un territorio autentico che contempli flora, fauna, paesaggi e ambienti antropizzati.

Cito l’Arch. Roccella PhD, che tra i primi a interessarsi alla questione, ha lavorato a un progetto di ricerca post-dottorale basato sul concetto di nutrire la città in maniera intelligente con cibo ed energia a cicli chiusi, in cui si dovevano incrociare i dati dei censimenti agricoli con una reale mappatura del territorio periurbano di Torino in cui individuare produttori non solo virtuosi dal punto di vista del processo produttivo in sé, ma che avessero scelto siti di rilevanza particolare come le Aree dei Parchi protetti di Stupinigi e della Mandria, e nei quali avessero investito in soluzioni architettoniche a bassissimo impatto ambientale.

Ora tutti ne parlano, ma investire in territori di per sé limitati da norme giustamente severe, e magari produrre senza pesticidi e rinunciando a volumi di raccolto dignitosi è una scelta ammirevole, che merita attenzione. E mapparli ha permesso loro di conoscersi, di fare sistema.

E questo ci porta inevitabilmente a capire che l’unica soluzione possibile per recuperare davvero i territori più preziosi non è tanto assoggettarli senza scrupoli ma seguire le orme di queste aziende.

Lo scorso anno il progetto è atterrato con una cerimonia/seminario al Salone del libro intitolato:"Land, food & energy. Potenzialita` delle zone agricole in aree protette" con Stefania Grella (Direttore dell’Ente di Gestione delle Aree Protette dell’Area Metropolitana di Torino, Lorenzo Petitti (Presidente Associazione “Stupinigi e`”), Myriam Sandalo (Associazione BEST Torino Board of European Student of Technology), Barbara Melis e Graziella Roccella (Progetto Energy & Food Hub, DAD, Politecnico di Torino), Ercole Zuccaro (Direttore Confagricoltura Torino) e Paolo Mellano (Direttore Dipartimento di Architettura e Design, Politecnico, e prof. ord. in Composizione architettonica ed urbana).

E’ in questa sede che i relatori confermano questo messaggio : bisogna tornare alla terra nel modo migliore. Valorizzare i prodotti tipici del territorio. Generare un economia locale. Dare dignità a chi vive. Essere compartecipi di una tutela attiva della nostra terra. Difendere l’origine primigenia delle specie animali e vegetali che rischiano di estinguersi. E bisogna farlo innovando. Sono le grida di battaglia di Carlo Petrini, fondatore del movimento Slow Food.

Ricordiamoci che i produttori come quelli non godono apparentemente di vantaggi competitivi. Facciamo un confronto errato. Vivere qui significa fare fatica, ma avere dei risultati qualitativamente superiori non solo per se stessi ma anche per la collettività e per l'ambiente.

Ma pensiamoci un attimo. Ci stiamo spendendo per dire che esiste un nuovo modello di economia LOCALE, basato sul rispetto della terra, sulla tipicità dei prodotti. Ma se coltivare la terra senza pesticidi in territori così importanti porta ricchezza, non capisco perchè non si possa fare lo stesso e smettere di avvelenare i paesi vicini! Forse questo progetto, questo territorio, possono essere non solo un bacino di ricchezza architettonica, enogastronomica, politica e turistica ma una leva che sull'onda lunga può contagiare i perimetri esterni.

COSA PUO' FARE SLOW FOOD

Terra Madre riunisce tutti coloro che fanno parte della filiera alimentare e vogliono difendere l’agricoltura, la pesca e l’allevamento sostenibili, per preservare il gusto e la biodiversità del cibo.

Oltre ai Presidi, che sono prodotti unici, specie animali o vegetali autoctone esite il progetto delle COMUNITA' DEL CIBO.

Le comunità del cibo sono gruppi di persone che producono, trasformano e distribuiscono cibo di qualità in maniera sostenibile e sono fortemente legate a un territorio dal punto di vista storico, sociale e culturale. Le comunità condividono i problemi generati da un’agricoltura intensiva lesiva delle risorse naturali e da un’industria alimentare di massa che mira all’omologazione dei gusti e mette in pericolo l’esistenza stessa delle piccole produzioni.

Le comunità si impegnano per migliorare il sistema alimentare locale a partire dalla valorizzazione delle produzioni locali, con particolare attenzione alla conservazione della biodiversità agroalimentare e degli ecosistemi, per garantire uno sviluppo locale economico, culturale, sociale e ambientale armonico e rispettoso degli equilibri naturali. Con la loro visione e i loro saperi lavorano per promuovere una nuova gastronomia, fondata sulla tutela della biodiversità, la protezione dell’ambiente e il rispetto delle culture e delle tradizioni locali. Le comunità del cibo promuovono la filosofia di Slow Food in tutto il mondo.

I prodotti delle comunità del cibo sono ottenuti secondo i princìpi del:

  • buono: devono essere cioè di buona qualità, un concetto che è diverso a seconda delle varie culture locali. Questo elemento distingue in modo particolare Slow Food dalle altre organizzazioni. I prodotti protagonisti dei nostri progetti devono essere buoni perché solo in questo modo si può sviluppare il piacere del gusto e i produttori possono ambire a una ricompensa equa e remunerativa per il lavoro svolto;
  • pulito: cioè le tecniche produttive devono essere il più possibile rispettose dell’ambiente, anche se non necessariamente certificate biologiche, devono essere messe in pratica secondo i princìpi della agroecologia, nel rispetto del benessere animale e della salute dei consumatori. L’impiego di prodotti chimici di sintesi deve essere riservato solo a casi in cui non ci sia altra possibilità e nella misura minore possibile;
  • giusto: i produttori devono ricevere una remunerazione giusta, adeguata al lavoro svolto e alla qualità del prodotto e, a loro volta, devono proporre i loro prodotti a prezzi equi e trasparenti. Nella filiera non devono esistere discriminazioni basate sul genere, sulla nazionalità, l’etnia, sulle credenze politiche o religiose. Deve essere escluso il lavoro infantile. In alcuni casi l’attività della comunità si concentra su un unico prodotto tradizionale e rappresentativo della biodiversità locale, spesso anticipando l’istituzione di un Presidio Slow Food.

Molti Comuni hanno adottato PAT, DOP, IGP. Possiamo lavorare insieme con una rete diversa, che parta da questa consapevolezza ma con obiettivi diversi, che puntano a dare FORZA all'economia locale ed il modello Slow, ad oggi, è l'unico che ha saputo dare frutti. 

A Torino ci sono ben due Comunità del Cibo, una delle quali è quella degli Apicoltori Urbani.

http://www.terramadre.info/comunita-del-cibo/comunita-degli-apicoltori-urbani-e-periurbani-di-torino/

E ALLORA SCOPRIAMO QUESTO TERRITORIO

L’area protetta coinvolge Torino, Cuneo e Vercelli per un totale di 5.167,71 (ha) e ben 9.968,95 (ha) di area contigua.

Aree Protette gestite:

I Comuni compresi nei territori protetti classificati Riserva naturale o Parco naturale (quindi facenti parte della Comunità delle Aree protette): Baldissero Torinese; Brandizzo; Brusasco; Carignano; Carmagnola; Casalgrasso; Castagneto Po; Cavagnolo; Chivasso; Cigliano; Crescentino; La Loggia; Lauriano; Lombriasco; Mazze'; Moncalieri; Monteu Da Po; Pino Torinese; Rondissone; Saluggia; San Mauro Torinese; San Sebastiano Da Po; Torino; Torrazza Piemonte; Verolengo; Verrua Savoia; Villareggia; Villastellone;

I Comuni che ricadono solamente in area contigua e non in area protetta (quindi ai sensi dell'art 18 LR 19/09 non facenti parte della comunità dell'area protetta): Beinasco; Borgaro Torinese; Bruino; Castiglione Torinese; Gassino Torinese; Nichelino; Orbassano; Rivalta Di Torino; San Raffaele Cimena; Settimo Torinese; Venaria Reale.

I Comuni interessati dai SIC e/o ZPS: Baldissero Torinese; Brandizzo; Brusasco; Carignano; Carmagnola; Casalgrasso; Castagneto Po; Cavagnolo; Chivasso; Cigliano; Crescentino; La Loggia; Lauriano; Lombriasco; Mazze'; Moncalieri; Monteu Da Po; Pino Torinese; Rondissone; Saluggia; San Mauro Torinese; San Sebastiano Da Po; Torino; Torrazza Piemonte; Verolengo; Verrua Savoia; Villareggia; Villastellone; Casalborgone; Rivalba.

 

“Il Programma MAB (Man and the Biosphere)  è stato avviato dall’UNESCO negli anni ’70 allo scopo di migliorare il rapporto tra uomo e ambiente e ridurre la perdita di biodiversità attraverso programmi di ricerca e capacity-building. Il programma ha portato al riconoscimento, da parte dell’UNESCO, delle Riserve della Biosfera, aree marine e/o terrestri che gli Stati membri s’impegnano a gestire nell’ottica della conservazione delle risorse e dello sviluppo sostenibile, nel pieno coinvolgimento delle comunità locali. Scopo della proclamazione delle Riserve è promuovere e dimostrare una relazione equilibrata fra la comunità umana e gli ecosistemi, creare siti privilegiati per la ricerca, la formazione e l'educazione ambientale, oltre che poli di sperimentazione di politiche mirate di sviluppo e pianificazione territoriale.”

Torniamo a noi.

Abbiamo capito che c’è un tessuto di conoscenze, di saperi, di persone e di elementi apparentemente inerti ma realmente vivi fatto di fiumi, lanche, paesaggi, vigne abbandonate boschi e degli ecotipi che ci vivono. Ne siamo consapevoli. Ah.. certo. Ora è chiaro che siamo nella fase 1.. c’è ancora da fare.

Per questo motivo il Parco regionale del Po e Collina To.se indice un appuntamento nell'ambito di "Terra Madre Salone del Gusto" 2016 per valorizzare le "Tipicità e prodotti territoriali nell'Urban Mab UNESCO: tra pianure agricole, colline, fiumi e laghi di CollinaPo" giovedì 22 settembre (ore 16-18) al Castello del Valentino (sede del Politecnico di Torino nel Parco del Valentino) nella sala Gange (Aula 6). Dopo i Saluti istituzionali di Valter Giuliano, Presidente del Parco del Po e Collina To.se e di Giuseppe Bava, Presidente di Comunità del Parco, intervengono Monica Nucera Mantelli, Marketing territoriale e facilitazione reti Riserva di Biosfera CollinaPo, Guido Bosticco, Università di Pavia e Ass. Scuola del Viaggio e Ippolito Ostellino, Direttore Parco del Po e Collina To.se e Responsabile Mab UNESCO CollinaPo. Sarà presente all'incontro il Presidente di Slow Food Condotta di Torino Città.

Durante la presentazione (ingresso libero sino ad esaurimento posti) verranno illustrati territori e prodotti tipici del MAB CollinaPo e la prima versione della nuova Mappa di referenza geografica dei Prodotti Urban MAB UNESCO della Riserva di Biosfera (piattaforma interattiva, implementabile online) recentemente realizzata dal Parco regionale del Po e Collina torinese con esperti di settore.  Verrà inoltre raccontata la ricchezza del comparto antropico-naturalistico di quest'area geografica "Urban MAB" di oltre 1700 kmq con interessante biodiversità, accompagnata da 120 km di fiume Po, sette affluenti, laghi naturali e di cava, numerose zone umide, lidi ghiaiosi, lanche e boschi ripariali che ospitano varie specie. A queste si uniscono pianure agricole e colline coese e ricche di boschi, con crescente presenza di flora e fauna.

Tra i valori che accomunano il Mab UNESCO CollinaPo a TERRA MADRE c'è l'attenzione particolare ai territori e alle caratteristiche identitarie tipiche oltre che di produzione agricola: questo vuol dire attenzione alla biodiversità, rispetto e conservazione delle varietà vegetali e delle specie animali che hanno permesso nei secoli di preservare l'equilibrio ambientale e la fertilità delle terre.

Lo sapevate che vi sono ben 84 prodotti tipici già valorizzati?

Prodotti da forno, Amarene, Formaggi e lavorazioni uniche al mondo ma anche fagioli, frutta e verdura persino Dop Igp e Presidi Slow Food si trovano al'interno di questo territorio! Ecco l'elenco completo.

http://www.parchipocollina.to.it/prodotti.php

Il modello che si itnende utilizzare è rappresentato da questo schema:


Questo appuntamento fa parte delle attività di promozione del marchio di marketing territoriale del  geobrand  COLLINAPO e risponde agli obiettivi previsti dall'action Plan Mab UNESCO che indicano la valorizzazione di produzioni tipiche, il turismo green e di riqualificazione ambientale attraverso buone pratiche e condivisioni di saperi.

L'intento di questi incontri indetti dall'ente Parco è quello di sviluppare sul piano locale, ma con visione internazionale, una governance cultural-ambientale-economica che dia valore alle diverse anime del territorio in un connubio di cooperazione – in chiave sostenibile - tra natura, agricoltura, impresa, paesaggio, ruralità, salute e sport, arte, enogastronomia, beni culturali tangibili e intangibili.  Tutto ciò pone le basi per migliorare la qualità della vita, per avere una infrastruttura verde più capillare, quindi una maggiore attrattività economica e buone pratiche di sostenibilità in tutti i settori, a partire dall'ecoturismo e dal food&wine.  Il processo "Man and Biosphere" UNESCO guarda al recupero e alla riqualificazione dei territori, anche di quelli degradati, secondo la visione che era già dell'italiano Valerio Giacomini - ispiratore negli anni '70 del Programma MAB UNESCO.

Si ricorda che il Parco regionale del Po e Collina To.se, con la progettazione dell'Istituto SiTI e il contributo economico del Gruppo IREN e inoltre Smat e GTT, ha ottenuto nel marzo 2016 la nomina a Riserva della Biosfera MAB UNESCO il distretto del geo-marchio CollinaPo che comprende comparti sia naturalistici che antropici (superficie complessiva di 171.233,85 ettari), suddivisi in core area: 3.853,05 ha, buffer: 21.161,45 ha. transition: 146.219,46 ha.

Programma aggiornato www.parchipocollina.to.it/man.php

https://www.facebook.com/collinapo

INFO sul Parco per il pubblico: promozione.parcopotorinese@inrete.it 

cell. 3357854514 tel. 011/4326531 

www.parchipocollina.to.it  /  FB COLLINAPO


Progetto Riserva di Biosfera CollinaPo MAB UNESCO.

Direttore del Parco: Ippolito Ostellino iostellino.parcopotorinese@inrete.it

 Progettazione culturale, facilitazione reti, eventi, mkt territoriale e comunicazione Riserva Biosfera CollinaPo Programma MAB UNESCO: Monica N. Mantelli 

biospherereserve@parcopocollina.to.it  cell +39366562917 – +39335 6616255.

 

Note :

La nuova riserva Collina Po e Parco fluviale Torinese è l’ultima delle seguenti riserve italiane: